IT

Nicola Pecoraro nato nel 1978, vive e lavora tra Roma (I) e Vienna (A).

La ricerca di Pecoraro è caratterizzata da una produzione eterogenea per media e forme, ma sempre seguendo un filo conduttore in tutto il suo lavoro: un approccio intuitivo in cui l'opera si manifesta come sottoprodotto - o scoria come l'artista spesso la descrive - di una catena di eventi, sia che si tratti di un processo fisico o mentale. A quest'ultima categoria appartengono i disegni, realizzati su vari supporti, molti dei quali di recupero o di derivazione industriale. Eseguiti con una serie di segni rapidi, senza svolazzi retorici, sono traduzioni dirette di pensieri. Un processo paragonabile ad una forma di scrittura automatica - o addirittura di produzione industriale a ciclo continuo - anche se in questo nel caso si persegue l’unicità piuttosto che la standardizzazione. Le immagini sono fissate sui loro supporti in rapida successione con gesti decisi e veloci, così da non perdere la natura sfuggente che un quadro mentale produce; come i meccanismi attivi, essi continuano a risuonare di significati e visioni. Raffigurano scenari vaghi che fanno riferimento a oscuri riferimenti letterari o autobiografici, ripetendosi senza soluzione come un alfabeto sconnesso. Sono riflessioni personali ed estemporanee che fluttuano senza direzione come detriti.

EN

Nicola Pecoraro born in 1978, lives and works between Rome (I) and Vienna (A).

Pecoraro's research is characterised by a heterogeneous production in terms of media and forms, but always following a common thread throughout his work: an intuitive approach in which the work manifests itself as a by-product - or dross as the artist often describes it - of a chain of events, whether physical or mental. To the latter category belong the drawings, made on various media, many of which are recycled or industrially derived. Executed with a series of rapid signs, without rhetorical flourishes, they are direct translations of thoughts. A process comparable to a form of automatic writing - or even industrial production in a continuous cycle - although in this case uniqueness rather than standardisation is pursued. The images are fixed on their supports in quick succession with decisive and rapid gestures, so as not to lose the elusive nature that a mental picture produces; like active mechanisms, they continue to resonate with meanings and visions. They depict vague scenarios that refer to obscure literary or autobiographical references, repeating themselves without solution like a disjointed alphabet. They are personal and extemporaneous reflections that float without direction like debris.

 

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