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Salvatore Vitagliano nato nel 1950. Vive e lavora a Valle Caudina (NA)

Salvatore Vitagliano è un artista dal carattere estremamente riservato, originario della Valle Caudina (NA) dove è nato nel 1950. Ha vissuto quasi interamente a Napoli dalla quale ultimante si è allontanato per rifugiarsi nuovamente nel suo paese natale dove attualmente vive e lavora.
Negli anni Settanta è allievo di Augusto Perez con cui condivide la passione per l’archeologia, impegnandosi per lunghi anni in campagne archeologiche nell’aerea partenopea. Una esperienza che ha influenzato la sua poetica e il modo di rappresentare quegli aspetti invisibili ed intimi che si nascondono dietro ogni figura da lui ritratta che osserva con la stessa premura che manifesta per ogni reperto ritrovato e per il mistero che si cela dietro ad esso.
In seguito si è avvicinato al mondo del teatro prestando la sua creatività in alcuni importanti progetti sperimentali partenopei con Antonio Neiwiller, Putignani, Martone, Berardinis e Cantalupo. 

Sono soprattutto volti i soggetti, realizzati con una materia pittorica applicata per velature più o meno materiche. Un lento processo di sedimentazione fatto di gesti sempre più rarefatti nel tempo, che disvela personaggi enigmatici capaci di coinvolgere emotivamente il fruitore in un rapporto personale quasi familiare.
Icone di un universo esistenziale, un catalogo di figure conosciute personalmente o significative per la propria cultura, volti che come anime erranti ritrovano nuova vitalità sulla superficie dipinta, come risvegliati da un lungo oblio.
Concettualmente fanno pensare a i ritratti del Fayyum, la prima collezione di facce umane della storia dell'arte: tavole su cui erano dipinti a encausto volti di persone rappresentate prima o dopo la morte. 
Nelle piccole opere di Vitagliano appare intenso il desiderio di rappresentare quel microcosmo emotivo nel nostro quotidiano dal quale progressivamente perdiamo contatto, quell’invisibile parallelo che da concretezza alle nostre pulsioni emotive… un catalogo di volti che come dice Mario Martone "una volta visti difficilmente vengono dimenticati".

EN

Salvatore Vitagliano born in 1950. Lives and works in Valle Caudina (NA)

Salvatore Vitagliano is an artist with an extremely reserved character, originally from Valle Caudina (NA) where he was born in 1950. He has lived almost entirely in Naples, from which he recently moved away to take refuge once again in his home town, where he currently lives and works.
In the 1970s he was a pupil of Augusto Perez with whom he shared a passion for archaeology, working for many years on archaeological campaigns in the Neapolitan area. This experience influenced his poetics and his way of representing those invisible and intimate aspects that are hidden behind every figure he portrays, which he observes with the same concern he shows for every object he finds and for the mystery behind it.
He later approached the world of theatre, offering his creativity in some important experimental Neapolitan projects with Antonio Neiwiller, Putignani, Martone, Berardinis and Cantalupo. 

The subjects are mainly faces, made with a pictorial material applied by glazing, more or less material. A slow process of sedimentation made up of gestures increasingly rarefied in time, which reveals enigmatic characters capable of emotionally involving the viewer in an almost familiar personal relationship.
Icons of an existential universe, a catalogue of figures known personally or significant for their own culture, faces that like wandering souls find new vitality on the painted surface, as if awakened from a long oblivion.
Conceptually they bring to mind the portraits of the Fayyum, the first collection of human faces in the history of art: panels on which faces of people were painted in encaustic before or after death. 
In Vitagliano's small works there is an intense desire to represent that emotional microcosm in our daily lives from which we gradually lose contact, that invisible parallel which gives substance to our emotional impulses... a catalogue of faces which, as Mario Martone says, "once seen, are hardly forgotten".

 

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